Insonnia

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In notti come questa, la luce già spenta, la coinquilina che dorme, gli ultimi autobus che passano nella via – mi ritrovo seduta sul letto, le coperte scostare, incapace di infilarmici sotto e con gli occhi spalancati sulla stanza buia.
In notti come questa vorrei uscire dal portone di casa ed entrare in un film di Fellini.
Percorrere a passo lento il silenzio delle piazze e delle trasversali, già semi vuote in pieno giorno;
Perdere consistenza entrando e uscendo dalle ombre lunghe sotto i portici;
Voltare l’ angolo e attraversare il sogno di qualcuno, volteggiare nella sua luce e poi trovarsi di fronte al proprio incubo peggiore;
Fuggire verso una spiaggia;
Fermarsi, tra la terra e il mare, in cerca dell’orizzonte, gli occhi di nuovo spalancati nel buio.

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Nessun posto

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Sarajevo - July 2013

Sarajevo – July 2013

“Un luogo non è mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati.”

Antonio Tabucchi, Viaggi e altri viaggi.

Come sarà accaduto a molti di recente, la settimana scorsa anche a me è toccata una “nomination” in un post di Facebook, dove mi invitavano a pubblicare una citazione del mio libro preferito.

Non so voi, ma io non mi sono mai trovata a mio agio con questo tipo di domande…richiedono una risposta troppo drastica, credo. Come si può stabilire che un libro (o un film, una canzone, qualsiasi cosa) sia il preferito, il “prescelto” fra tutti in assoluto?

In quel momento però le parole di Tabucchi mi sembravano la scelta più sensata: quanto dicono di noi i luoghi in cui, per caso o per esplicita scelta, ci troviamo a passare? E quanto di loro incide e indirizza il nostro percorso?

Mi sono ritrovata a riflettere, scorrendo mentalmente i viaggi che ho fatto, e mi sono resa conto che tutti i luoghi che mi sono rimasti dentro portano con se, nel loro ricordo, la traccia di un sentimento di riconoscimento, come se mi ci fossi specchiata e avessi riconosciuto me stessa – una parte delle tante, almeno.

Potrà capire solo chi di voi ha provato almeno una volta, arrivando in una nuova città, la sensazione sottile ma reale che fosse lì ad attenderci, come una scenografia appositamente predisposta a prendere vita con il nostro ingresso in scena.

Credo che solo posti come questi, rientranti in questa categoria, diciamo “emotiva”, possano essere considerati luoghi ; il resto sono solo corridoi di aeroporti, tratti bui di autostrada e anonimi pianerottoli di condomini illuminati con luci al neon: non-luoghi.

Non vi resta nulla di noi quando arriviamo al gate, quando usciamo dal casello, o quando rientriamo in casa;

E non resta nulla di loro in noi.

Non sono nessun posto.